Una volta al mese Claudio deve recarsi nella capitale per un controllo all’anca, là c’è un centro specializzato per gli anziani dove i medici parlano forte e chiaro, gli infermieri sono gentili e i pazienti, già che arrivano sempre con molto anticipo, fanno in tempo a fare amicizia. Ormai sono più di tre anni che frequenta questo istituto clinico, più di tre anni da quel maledetto giorno. Suo figlio glielo aveva detto che era arrivato il momento di lasciare la bicicletta nel garage, ma che diamine quello si preoccupa sempre di tutto! A furia di inventarsi preoccupazioni era riuscito a indovinarne una, ecco quello che era successo. Il vecchio era ancora capace di pedalare bene, e per quanto riguarda l’incidente non era stata colpa sua. Uno sbadato aveva aperto la portiera di colpo senza guardare. Se fosse stato inadeguato alla guida del ciclo, come molti dei suoi coetanei, probabilmente la portiera non l’avrebbe neanche centrato, perché quelli stanno sempre in mezzo alla strada.

Il dottore che lo visita, nonostante non capisca un granché della sua anca, è un tipo simpatico. Un po’ petulante a volte, soprattutto quando attacca con la storia dell’osteoporosi. Dice che dopo una certa età la fragilità ossea diventa normale, che l’osteoporosi non è una malattia ma una condizione bla bla bla bla bla.. Claudio scuote la testa, l’osteoporosi e la fragilità non c’entrano un corno, anzi deve ringraziare la pellaccia dura! Se al posto suo ci fosse stato il dottore probabilmente non sarebbe sopravvissuto allo schianto.

Le visite purtroppo cadono durante la settimana lavorativa, Claudio la patente non ce l’ha più da un pezzo, suo figlio non potendo prendersi sempre mezza giornata di permesso si è rivolto all’Auser di Zampagna, un’associazione di volontari che (tra le altre cose) fa servizi di accompagnamento per chi ha esigenze di questo tipo. Il suo autista di fiducia si chiama Bigio, un vecchio che avrà sì e no un paio d’anni in meno di lui, anche se a vederlo guidare non si direbbe. Sembra molto più vecchio. Che senso ha smettere di rinnovare la patente se poi ci si ritrova costretti a farsi accompagnare da uno che guida peggio di te? Claudio vorrebbe tanto che quel pirla di suo figlio glielo spiegasse. E già che ci siamo, potrebbe spiegargli anche un altro paio di cosette. Primo, perché usano il pulmino bianco degli handicappati per accompagnarlo? Secondo, perché quel vecchio testardo di Bigio, tutte-le-sante-volte, deve ostinarsi ad aiutarlo per attraversare la strada? Questa cosa lo manda in bestia. È ridicolo, sembrano due vecchi a passeggio. L’ultima volta per fortuna Bigio non c’era, hanno mandato un ragazzo nuovo quelli dell’Auser, un ragazzo giovane e sveglio che sa ascoltare quello che gli si dice. Arrivati a Sultona, dopo aver parcheggiato, ha chiesto a Claudio se voleva essere accompagnato a piedi fino all’istituto. Al suo rifiuto non ha insistito, ci vediamo qui tra un’ora e mezza, buona visita, ed è ripartito.

Davanti a sé le strisce pedonali. Certo che sono belle larghe le strade della capitale, di questa non si contano nemmeno le corsie. Le strisce sull’asfalto della carreggiata sono un po’ sbiadite ma osservando il traffico si riconoscono almeno quattro corsie. Più le macchine parcheggiate a lato. Il semaforo sul ciglio opposto è rosso ma alcune persone decidono di attraversare lo stesso. Perché? Claudio si accorge di non aver mai prestato attenzione al semaforo, è Bigio che di solito dà il via all’attraversata trainandolo per un braccio. Comunque il semaforo è rosso, lo vede bene. Infatti quell’altro gruppetto di persone sta aspettando, giustamente. Tra poco dovrebbe scattare il verde..

Quanto dura un semaforo verde?

In questi momenti le gazzelle si fanno più vicine. C’è tensione nell’aria. Radunate in branco fanno piccole smorfie col muso, stanno ossigenando le narici, sondano il vento in cerca di segnali. I bulbi oculari scattano nervosamente da un fuoco all’altro. La natura ha insegnato loro tutto, la consapevolezza della necessità di questo passo e la paura ancestrale che lo accompagna. Il fiume attende silenzioso. Tra i pochi programmi televisivi che Claudio guarda senza disattivare il sonoro ci sono i documentari sugli animali, le voci narranti parlano lentamente, con perfetta dizione.

Il primo semaforo verde lo ha colto di sorpresa, si è perso l’istante in cui è scattato e allora è meglio aspettare il prossimo. Il secondo verde l’ha lasciato andare apposta per capire più o meno quanto poteva durare. Il terzo lo ha cronometrato, orologio alla mano fanno 38 secondi. Il quarto se ne è andato senza un motivo preciso. Il quinto ha portato con sé un dubbio. Il tredicesimo ha trasformato il dubbio in certezza. Dopo settantaquattro semafori verdi perduti Claudio fa dietrofront, nel parcheggio dietro l’angolo il pulmino bianco lo sta aspettando col motore acceso.