Chiamatemi Pagnino. Qualche tempo fa, per dirla con Melville, avendo pochi o punti stimoli in tasca e nulla che più mi interessasse a Zampagna, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte reticolare del mondo. Rimasi affascinato dalla rete, dalla sua capacità efficace quanto inelegante di propagare quei messaggi che, con le parole composte, statiche e polverose, già leggevo nella umida biblioteca civica di Zampagna, di cui ero e permango il bibliotecario. È con questa malìa che vi servo dunque questo mio blog, convinto che dalla disamina del mio malvivere, altri ne trarranno balsamici schiaffi.

Questo è solo il mio piccolo quaderno degli scarabocchi. Scrivo in sordina, e pubblico il 10% di quello che scrivo. In quanto bibliotecario provo pudore a scrivere: è una sensazione simile a quella che prova il medico quando si ammala o il poliziotto quando prende una multa.

Questi sono i miei scarabocchi: il frutto casuale della mia noia e/o il frutto intenzionale della mia immaginazione. Parlano del mio paese e quindi, per dirla con Balzac, sono universali. Sono caricaturali e assurdi, in quanto la mia terra, per dirla con Pennac, è colpita dal grande flagello dell’imbecillità.

Non abbiatevene a male (disclaimer):

  1. Sono irrispettoso della filologia: alla bisogna, potrei strappare qualche pagina di questo quadernino/blog, e magari riscriverla in bella e ri-proporvela quando i tempi saranno maturi. In fondo, è roba scritta da me e ne vanto sovranità completa. Sono comunque rispettoso delle parole altrui:  se avrete commentato un post, quello non lo cancellero’ e rendero’ evidenti eventuali modifiche successive.
  2. Sono un bibliotecario: alla bisogna, potrei consigliarvi qualche buon libro. Scusatemene.
  3. L’immagine di copertina è una foto di Brandon C Warren modificata per dare il benvenuto a mio fratello: da poco Zampagna è un blog a quattro mani.
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