Non è una città, né un paese. Non è caratterizzata da un gruppo montuoso che ne stabilisca confini naturali, così come non contempla al suo interno meridiani e paralleli che possano localizzarla in un sistema di coordinate. Zampagna non è ascrivibile in cifre. E per quanto l’acqua del Pagnirolo scorra in continuazione, non si registra né una genesi né un armageddon. Zampagna è un’indefinita condizione narrativa della quale noi siamo cittadini, custodi e testimoni.

Insomma, benvenuti nel borgo di Zampagna, ora siete nella Piazza: dalle sedie di plastica bianche del Bar Aglio, gli indigeni interromperanno la partita a Ramarro, vi scruteranno con distratta attenzione, disapproveranno i vostri costumi di forestieri e probabilmente bestemmieranno. Poco oltre il Bar, ci sono la Biblioteca e la Sacrestia. Pagnino lavora in biblioteca, lo troverete con una camicia scozzese e un cardigan liso: una manica del cardigan è tirata su, l’altra no. Suo fratello Spiffero fa il prete, se non lo trovate in chiesa, è facile che sia sul campo di calcio dell’Oratorio a rincorrere il pallone coi ragazzi.