Capita che per una settimana sono costretto a prendere il treno tutte le mattine per raggiungere Sultona, impegni ecclesiastici che non mi degno di descrivere, non riuscireste comunque a comprenderli, e soprattutto non sono grado di spiegarveli dato che non li ho capiti nemmeno io. Devo raggiungere la diocesi della capitale per firmare carte, solo che non me le fanno firmare tutte in un unico giorno e Dio solo sa il perché, ci sono carte per ogni giorno della settimana, tante carte, troppe per essere lette tutte. È anche per questo che non ho capito bene di cosa si tratta. Non prendetemi per un superficiale, la massa cartacea che mi schiaffano davanti ogni giorno supera il limite della leggibilità, l’equivalente di tre Bibbie a occhio e croce. Mi fido e firmo tutto, di sicuro non sto vendendo l’anima al diavolo. Oppure è stato molto bravo.

Quando prendi lo stesso treno tutti i giorni incontri sempre la stessa gente. Io sono un nuovo, infatti il lunedì mi guardano e mi salutano tutti. Martedì faccio già parte della famiglia, non mi saluta più nessuno e finalmente sono io che posso guardare un po’ gli altri. Quattro signore sulla cinquantina catturano la mia attenzione, che detto da un prete suona un po’ così così. Per non lasciar spazio a dubbi specifico subito che sono i loro discorsi a colpirmi, mentre aspettano il treno parlano del tempo del giorno prima. Una delle signore fa le pulizie in stazione, le altre prendono il treno e da quanto ho capito scendono tutte a fermate diverse. Passano la giornata lavorativa in città differenti e il giorno dopo si aggiornano sulle rispettive condizioni meteorologiche che furono. La cosa che mi incuriosisce di più è che nessuna è mai contenta del proprio destino. Ci sono giornate troppo calde, giornate troppo fredde, giornate afose, giornate secche, giornate che pioveva, giornate buie, giornate con quel filo d’aria assassino, giornate grigie, giornate incerte, giornate che non vogliono dire niente, giornate che prima sono troppo calde e poi troppo fredde, giornate che si stava bene ma soltanto al chiuso, giornate che si stava bene ma soltanto all’ombra e l’ombra non c’era. Il tempo delle altre invece desta sempre un po’ di invidia, mi domando se cambiare l’ordine delle fermate basterebbe per renderle tutte più contente.

In ogni modo a me questo servizio meteo piace molto. Me ne accorgo venerdì, l’ultimo giorno della mia settimana da pendolare, la signora che scende alla fermata prima della mia non c’è e io mi scopro inquieto. Il meteo del giorno prima ti dà sicurezza, non si nasconde dietro ai condizionali, non è servito da gente vestita in modo elegante, e soprattutto, non crea aspettative. 

E poi non sbaglia mai, che non è poco.  

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