Esiste una corrente di pensiero che sostiene che parlare alle piante le aiuti a crescere meglio, che i sussurri, le parole dolci, gli incoraggiamenti, e tutto ciò che di buono può essere convogliato nella voce umana possa esser compreso e apprezzato dalla vitalità vegetale. I libri di botanica classica non la considerano ancora ma oggi questa teoria è molto diffusa, sono sicuro che ne avrete già sentito parlare, in caso contrario basterà una rapida ricerca su google per farvi un’idea di quanti sono i sostenitori che la promuovono. A sentire quel che dice la signora Franca sulla piazza del mercato, suo marito deve essere un vero paladino della sopracitata tesi, visto che non fa altro che parlare con le sue piante di peperoni! Il tono è vestito da lamento ma la signora mentre canta le lodi del marito è assai divertita, e la sua voce stridula è così forte che qualche metro più in là, il signor Maurizio, venditore di formaggi nonché urlatore professionista, si è fatto paonazzo in volto nel tentativo di sbaragliare la concorrenza. Se il marito di Franca si rivolge così spesso ai suoi ortaggi può essere che sia alla ricerca di una sensibilità superiore, patteggio decisamente per lui, anche se qualche volta una risata alle sue spalle me la sono fatta anche io. Il suo giardino è visibile dalla finestra del mio studio e posso confermare che tutte le sere si completa l’incontro. Se ne sta in piedi nel bel mezzo dell’orto, non bagna, non strappa le erbacce, non muove un dito! Parla e basta. Se piove prende un ombrello e la scena si ripete tale quale, immobile sotto il nubifragio, l’unica percezione di movimento sulle sue labbra. È una scena abbastanza comica, e incomprensibile, fintanto che non succede quel che è successo stamattina. Mario mi ha portato una scodellina con dentro quattro dei suoi pomodori.

San Marzano, è la stessa qualità che coltivava mio padre nell’orto della nostra vecchia abitazione qualche decennio fa. È un pomodoro piccolo dalla forma allungata, la buccia sottile ma stagna racchiude in sé un’esplosione di dolcezza. Quand’ero più piccolo mia nonna paterna mi insegnava a mangiarli senza condimento per merenda. Ne coglieva uno dalla pianta e lo buttava giù così, in un paio di bocconi. Quando immancabilmente le domandavo perché si mangiasse un pomodoro a merenda ne coglieva un altro e me lo porgeva.

Questa primavera è stata molto rigida qui a Zampagna e i pomodori non ce l’hanno fatta, non ci sono in nessun orto. Mario è riuscito in un’impresa che comprendo a pieno soltanto al primo morso, mi ha portato l’estate.

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