Nonostante il solleone, il caldo assorbito dalla veste nera e il sudore dei piedi dentro i sandali di cuoio, il prete che attraversava il campo mormorando il padre nostro aveva le mani fredde. Come tutti gli anni, l’erba era stata falciata per fare posto al capannone e alla balera, ma di solito il prete non passava da quelle parti in questo periodo dell’anno. Era luglio inoltrato e all’incontro prestabilito, il suo ospite avrebbe notato quelle mani così fredde. “Una stretta di mano tombale” avrebbe potuto pensare, e quella piccola possibilità deconcentrava il prete, facilitando dispettosi incubi ad occhi aperti, ipocondriache premonizioni di morte ed altri brevi disturbi percettivi che lo accompagnarono fino al capannone, dove lo lasciarono dubbioso ed esitante fino a che l’eco dell’ultimo rintocco del mezzogiorno si spense. Aveva o non aveva sussurrato venga il tuo regno? L’erba recisa fermentava in fieno; fiutatone l’odore, Don Spiffero starnutì, opprimendo ancora di più il morso della fame, dacci oggi il nostro pane quotidiano, e dell’ansietà, e non ci indurre in tentazione. Nel naso del prete, l’odore di erba secca si mescolava al profumo di carne alla griglia; nella coscienza del prete, il timore idiota di evocare una parodia di Guareschi si mescolava con la vocazione missionaria di una vita. Le secrezioni gastriche del mezzogiorno erano ulteriormente inacidite dall’ansia per la prova che nostro Signore gli domandava, sia fatta la tua volontà. Flagellato dai crampi allo stomaco, sudando e tremando Don Spiffero mosse gli ultimi passi come un gesuita avrebbe affrontato la giungla amazzonica alla ricerca degli indios. Un gesuita obeso con la faccia di don Camillo (che non c’aveva neppure l’oboe). Ovunque lo sguardo di Spiffero si posasse, la dodicesima festa di Rifondazione Comunista aveva luogo, e il prete ne era ormai irreversibilmente all’interno. In un angolo, il suo ospite lo aspettava con un ghigno che non prometteva nulla di buono. Ma liberaci dal male. Amen.

Il primo capitolo è già stato pubblicato qui. http://wp.me/pYmcF-6e

(L’oboe è ovviamente quello di Gabriel)

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