Per fare ordine serve spazio. Lo spazio serve da deposito provvisorio, non sempre conosciamo la collocazione finale d’ogni cosa. Più si ha un’idea precisa dell’ordine cui si tende meno spazio serve. Fare ordine nella testa contraddice la possibilità di avere idee precise, quindi serve spazio, tanto spazio, più di quanto sia in grado di offrire il mio salotto.

Basterebbe prendere la bicicletta e fare due pedalate, mi illudo, d’altronde Zampagna si perde tra i campi, già, ma in questo caso lo spazio diventerebbe troppo. Mi servono confini. E non mi fido per niente di chi promuove la montagna a pensatoio, lo trovo decisamente improbabile, le idee rotolerebbero giù. Ci si può liberare dei cattivi pensieri stando in montagna, la fisica spiega quanto questo sia più comprensibile, ma le stragi a valle? Preferisco rimaner confinato e non far danni.

La chiesa ha le dimensioni ottimali, è grande ma confinata, se mi metto seduto all’altare posso vederla in tutta la sua capienza. Il soffitto alto è particolarmente indicato per quelle idee che hanno bisogno di spazio per dispiegarsi. Non tutti i pensieri sono fatti della stessa materia, ce ne sono alcuni più densi che stanno nella scatola cranica senza difficoltà, altri hanno bisogno di una notevole compressione per entrarvici, una volta compressi c’è il rischio che non si riesca più a osservarli in tutte le loro sfumature. Avere a disposizione uno spazio ampio a sufficienza consente alle idee scaricate di espandersi liberamente mostrandosi per ciò che realmente sono. La chiesa in questo senso è davvero perfetta, eppure non riesco a farmela andare bene. Tralasciando il fatto che sarebbe una scelta di una banalità estrema (un prete che nei momenti di difficoltà si rinchiude in chiesa per fare ordine nella propria testa, più scontato di così si muore!), il punto è un altro. Le persone che si recano in questo luogo per fare operazioni di pulizia sono già troppe, sono abbastanza sicuro che sotto le panche si nascondono un sacco di residui. Io ho bisogno di fare chiarezza nella mia mente, scaricarne il contenuto in uno spazio fisico per potermi osservare da fuori, avere una visione d’insieme di ciò che sono. E poi raccogliere tutto e rimettere dentro seguendo un qualche criterio di priorità. La raccolta è il vero fare ordine, quando arriva questo momento non voglio essere distratto da preoccupazioni quali ”ma quel pensieruccio sotto la panca ce l’ho messo io poco fa o se ne stava lì mezzo schiacciato già da prima?”. E mi sembra chiaro che non ho nessuna intenzione di raccattar su roba d’altri. La chiesa non va bene, ho bisogno di un luogo immacolato.

Il mio sacrestano abita in appartamento, ambiente open space, forse fa al caso mio. Al momento non vedo altre soluzioni, ci ripenso soltanto per un attimo prima di pigiare il dito sul pulsante del citofono. La strada ormai l’ho fatta.

DLIN DLON

 – Chi è?

– Ciao Perspicacio, sono Raffaele..

– Ciao prete! Che ci fai da queste parti?

– Volevo chiederti un favore. Mi fai entrare?

– Certo! Ma che favore ti serve?

– Avrei bisogno del tuo appartamento..

– E che ci devi fare? Vuoi portarci qualche pollastrella?

– Non dire scemenze e fammi entrare per piacere..

– In America i preti si sposano, non ci vedo niente di male!

– Perspicacio mi faresti il favore di aprire..sto parlando con un citofono!

– Prete io glielo farei anche il favore, ma anche se le apro il cancellino non posso venire ad aprirle la porta. Sto un attimo inguaiato!

– In che senso?

– Sto al bagno.

– …

– Prete?

– Hai il citofono in bagno?

– Già.

– …

– Mi vuoi dire intanto a che ti serve casa mia?

– Per pensare.

– Prete ma che dici?

– Non posso spiegartelo al citofono mentre sei in bagno.

In effetti l’appartamento è come me lo ricordavo, un locale unico, arredamento minimale. Un’abitazione che rispecchia l’esatto contrario del carattere dell’inquilino. Cerco di confrontare le dimensioni di questo ambiente con quelle di casa mia ma è un’operazione difficile, la scelta open space devia la percezione. Comunque decido che va bene. É anche ben illuminato, che non guasta, e silenzioso, guai a dirglielo! (Vedi concerto del 25 aprile)

– Quindi ti serve casa mia per pensare?

– Mi sembra un luogo adatto..

– Sì alle volte mi sento parecchio ispirato sai?

– Immagino. Allora me la presti?

– Certo prete! Anzi io sto proprio uscendo che devo fare un paio di cose. Se mi permette, le consiglio di andare in bagno per pensare.

– No preferisco qui che c’è più spazio, mi serve spazio sai..

– No prete ascolta me, la casa è mia lo so no? Prova in bagno!

– Mah…

– E fai una prova no? Ti dico che si pensa bene là!

– Ok se insisti! Farò una prova..

– Ma fa un po’ come ti pare! Io esco, il bagno è quella porta là. Magari conviene che s’aspettasse cinque minuti..

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