Oggi è una giornata no per il mio sacrestano, lo intuisco dal modo in cui mi saluta entrando in casa, Ciao prete è tra le sue formule preferite, generalmente indicatrice di serenità, quando mi saluta così posso star tranquillo, quando c’è qualcosa che lo preoccupa invece si fa più formale, se arriva a darmi del lei significa che non è proprio giornata, come oggi.

– Buongiorno Don!

– Tutto bene Perspicacio?

– Fingessi se le rispondessi di sì, sono parecchio arruffato.

– Già, si capisce. È lecito domandarti perché?

Prima di rispondermi apre un’anta della cucina, tira fuori un bicchiere e lo riempie con l’acqua del rubinetto, assaggia un goccio e lo risputa nel lavabo. Non abbastanza fresca suppongo. Lascia scorrere il getto d’acqua per qualche secondo, poi si riempie di nuovo il bicchiere e viene al mio tavolo. Non sembra avere fretta, al contrario il suo sembra un tentativo volontario di prolungare l’attesa per alimentare una suspense che non c’è e che non ha senso d’esistere se non nella sua testa, mi ricorda Celentano in una delle sue pause in prima serata sulla Rai.

– Senti sputa il rospo o cambio canale!

– Che?

– Parla su, ti ascolto..

– Va bene prete, allora provi a rispondere a questa domanda. Secondo te qual è il peggior vicino di casa peggiore in assoluto che ti possa mai capitare come vicino di casa?

Ok forse il silenzio prolungato serviva soltanto a formulare questa domanda, adesso però mi prendo anch’io il tempo per rispondere. Per me niente acqua del rubinetto, prendo una bottiglia dal frigo, scelgo quella frizzante ancora da aprire, voglio che il suono della prima svitata solletichi il pubblico in ascolto. Nel frattempo penso al vicinato di Perspicacio.

– Beh ci possono essere tante categorie di vicini fastidiosi, se devo scegliere dico gli invadenti.

– E chi fa casino?

– I rumorosi intendi? 

– I rumorosi e i suonatosi!

– Anche quella è una sorta di invadenza, per fortuna qui non si sente mai nessuno..

– Una bella fortuna! Venisse da me che alla palazzina a fianco ci abita il capo della banda del paese, con quattro figli e tutti che devono suonare uno strumento, ma mica perché lo vogliono loro, è quello scemunito del padre che si impunta, e adesso pure l’ultimo piccirillo che fino all’altro giorno era l’unico che si salvava gli tocca suonare qualcosa per far contento papà. Ma a lui non gliene frega niente della musica, senti a me prete, quello vuole solo giocare a pallone mica suonare! E poi quando devi suonare per forza e non ce ne hai voglia che strumento scegli?

– Il tamburo?

– Il peggiore! Che neanche se ti infili due fagioli nelle orecchie riesci a trovar pace!

(Fagioli?!)

– Ci vuole un po’ di tolleranza Perspicacio, capisco che..

– Ma io sono tollerante prete, sai quante volte mi sono ritrovato il suo pallone nel mio giardino? E pure nell’orto! Le mie piante di pomodori sono sempre sotto attacco ma che ci vuoi fare, è un bambino e gli piace giocare al pallone, normale no? Il tamburo però non è normale, e poi c’è sua madre che gli dice di andar fuori in giardino ad esercitarsi che in casa non si può sentire, e i vicini gli dicono di andarsene in casa che fuori rompe i coglioni. Lui quel coso manco vuole suonarlo!

– Ma tu sei arrabbiato per lui quindi? Non capisco..

– No sono arrabbiato per me, perché il concerto del primo maggio me lo sono sentito dal vivo alle nove della mattina! La prossima volta che lo vedo lo metto in guardia, perché la tolleranza va bene fino a un certo punto poi ci vogliono patti chiari, il pallone te l’ho sempre restituito ma se mi capita di trovare nel bel mezzo dell’orto un tamburo t’avviso, io te lo buco!

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