Fare il mungitore di vacche è un lavoro duro, per chi non lo sapesse le vacche devono essere munte due volte al giorno, tutti i giorni senza eccezioni. La regola vuole che la prima mungitura sia fatta in piena notte, la seconda a metà pomeriggio. Ripeto tutti i giorni, festività comprese. Lo stipendio in compenso è abbastanza buono, oltre il doppio di quello di un normale operaio, ma i soldi non sono tutto, certe notti per muovere il culo dal letto alla stalla ci vuole dell’altro, un sostegno diverso ecco. Eusebio questo sostegno l’ha trovato nella grappa, sì certo che non può essere un reale sostegno ma non è di questo che volevo parlare. Anche perché questa storia del sostegno me la sono inventata adesso, forse a lui piace bere e basta. In ogni caso, dicevo, Eusebio prima di iniziare a lavorare si fa sempre un goccetto, e poi parla alla vacche, anche se i due fatti non debbono esser per forza collegati. L’ho messa giù male, mea culpa, abbiate il buon senso di non arrivare a conclusioni affrettate. Ha un rapporto speciale con le sue vacche, è per questo che ci parla insieme, e anche le vacche hanno un rapporto speciale con lui, tanto è vero che gli rispondono. Dalle loro discussioni si possono trarre massime che manco nei dialoghi di Leopardi, ovviamente bisogna aver la fortuna di trovarlo disponibile a raccontarsi. Questa è la storia della prima vacca che parlò.

Quando entrai nella stanza mi resi conto che c’era qualcosa di diverso dal solito, le mucche erano molto tranquille e silenziose, nessuna di loro si voltò per guardare chi fosse entrato. Avanzai dunque con sospetto nell’indifferenza generale, solo qualche passo, poi un rumore richiamò la mia attenzione. Rimasi immobile e ascoltai meglio. Sembrava una voce, un po’ disumana a dire il vero, ma per nulla spaventevole, anzi molto dolce, e profonda.

….oooo..

Un secondo solo di silenzio, poi un suono molto più chiaro.

Eusebiooooo…

O cristo ma sarà mica una vacca a parlare? Sembrava incredibile anche a me! Certo qualcuno ha chiamato il mio nome, ma chi? Provai allora a concentrarmi sulla direzione di quel richiamo, da dove proveniva?

Eusebiooooooooo…

La voce era dietro di me, mi girai di scatto e guardai nella direzione suggeritami dall’udito. Il suono proveniva dal muso di Ginetta, ne fui abbastanza sicuro. La fissai attentamente, cercai di penetrarla con lo sguardo in modo da provocare in lei una reazione ma la furbacchiona continuava a masticare il suo filo d’erba secca in tutta tranquillità. Che strano, così impassibile non t’avevo mai vista. Ti metto alla prova mia cara, adesso te ne stai bella zitta ma vediamo se mi giro un secondo cosa succede. Le voltai le spalle.

Eusebiooooooooooooo..

Ah canaglia lo sapevo che facevi la finta tonta! Saltellai trionfante verso Ginetta, convinto di tenerla in pugno mi lasciai andare ad una risata liberatoria. Quando le fui abbastanza vicino la colpii con la mano aperta sulla schiena, una bella pacca energica, ma niente, lei continuava a mostrarsi tranquilla. Il mio entusiasmo venne poco a poco a mancare. Che razza di storia è questa? Puoi essere così brava a prenderti di gioco di me e simulare poi cotanta indifferenza? Per un attimo pensai d’esser matto, per fortuna mi ricordai che i matti, quelli veri, non si domandano mai della proprio pazzia. Colto da nuovo impeto le strappai di bocca il filo d’erba, ora che non hai la bocca piena parla ancora! Mi avvicinai con la testa al muso, potevo sentire il tepore del suo respiro sull’orecchio talmente le ero vicino..

Piiiiiiiiiiirlaa, le mucche non paaarlanooooo!

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