Non mi piace confessare, concedetemi di essere sincero, non mi piace affatto, soprattutto perché non ci credo, non ne comprendo l’utilità. Mi sono reso autore di un gesto spregevole in passato e ho capito che certe azioni non hanno vie di fuga, il perdono degli altri è un’inezia, il macigno difficile da rimuovere è perdonare sé stessi, riconoscere che certi pensieri non sono frutto di un contagio maligno ma appartengono alla nostra persona, partoriti direttamente dal cuore. La vergogna è un sentimento nobile quando determina una spinta verso il miglioramento, e se sono davvero pentito di ciò che sono stato migliorare diventerà un’esigenza vitale. Il resto conta poco.

Non mi piace confessare, concedetemi di essere sincero, non mi piace affatto, soprattutto quando dietro la parete sottile del confessionale c’è la signora Antonietta. Deve venire ogni due settimane, cascasse il mondo! Solitamente il venerdì, e se il mondo ha proprio da cascare di venerdì (talvolta capita) mi avvisa con qualche giorno di anticipo così che non ci rimanga male se non la vedo arrivare. Ho provato a spiegarle che la chiesa non è una lavanderia, che non è necessario che venga a lavarsi i panni ogni due settimane, ma dato che non me la sentivo di spiegarle cosa ritenessi davvero necessario mi sono limitato a recitare una parte e non devo esser stato convincente. Questo giovedì mattina è venuta a farmi visita, nel riconoscere la sua voce al citofono ipotizzo subito che mi attende un venerdì fortunato. Ci accomodiamo in salotto, dopo qualche scambio di parole di circostanza le domando per quale motivo è venuta a trovarmi. Il tono della sua voce si fa leggermente più basso, c’è una sorta di urgenza in ciò che mi sta per dire, eppure le rughe del viso rimangono comodamente distese. È tranquilla. Riassumo in poche parole. La qui presente signora Antonietta, confessatasi tredici giorni fa, è ben sicura di non aver peccato in alcun modo durante l’intero periodo seguente l’ultima confessione, nemmeno un peccatuccio veniale, manco per sbaglio. Dal canto mio, non avendo voglia di proseguire in questa conversazione, taglio corto con un ammonimento del tipo la superbia di chi si crede senza peccati è certamente peccato. Originale lo so. Il punto è che non riesco a concludere perché interrotto da un quindi. E forse ora ci arriverete da voi. La simpaticissima signora Antonietta, essendo senza peccato e dovendosi confessare il giorno seguente si è ritrovata nei pasticci, quindi ha deciso, in via del tutto logica, di peccare volontariamente. Dopo aver fatto colazione ha scrollato la tovaglia fuori dalla finestra, perché le briciole è meglio darle agli uccellini piuttosto che gettarle nella spazzatura, solo che questa volta ci ha aggiunto una spolverata di Dixan. Briciole tagliate col detersivo, peccato assai originale. Io resto immobile, probabilmente con un’espressione da ebete stampata sul viso. Sto pensando ai passerotti di Vespertilio. Visto che non mi smuovo riprende lei, e lo fa ripetendo esattamente le ultime parole che hanno preceduto il silenzio, cambia giusto un accento, ora lo chiama Dixàn, che forse non avevo capito bene ed è per quello che sto zitto. La situazione kafkiana viene sgretolata da una grossa mano metallica appartenente a un gigantesco robot che sfondando il soffitto del salotto penetra all’interno della stanza, mi afferra per il busto e mi preleva. Mentre attraverso la voragine aperta sul soffitto sorrido alla signora Antonietta che rimane seduta sul mio divanetto ad osservare la scena, per nulla spaventata dalla pioggia di mattoni che le cade in testa. Stringo le spalle e apro le braccia mostrandole i palmi in segno di discolpa. Forze di causa maggiore! Ci vediamo domani signora, alla solita ora!  

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