Stamattina sono morto, o forse è stato ieri, non lo so. La morte si apre su alcuni oggetti personali, libri e appunti che più non mi appartengono. Dovrò cominciare a procurarmene degli altri? Quante volte si muore in una vita? Sul corpo tengo traccia di molteplici ombelichi; alcuni cordoni ombelicali mi sono stati strappati, altri li ho recisi io stesso. Ieri non è stato diverso. La prima volta che mi sono suicidato è stata la più deludente: ero giovane e arrabbiato e avevo pianificato una vendetta risolutiva per mezzo dell’auto-annientamento. Come molti, pensavo fosse possibile chiamarsi fuori, esercitare il dispetto dell’eutanasia colposa. Invece la morte mi ha aperto gli occhi. Non mi è stato possibile spegnere la coscienza. Ho anche riso di me per questo, ma non è stata una risata senza dolore.

sovrapposizione di cicli vitali

Trittico di Aurora Aspide, Napoli

Noi siamo forme di coscienza che possono e amano distrarsi inseguendo gobbe di cammello, ma l’eternità della ripetizione corregge le distrazioni casuali di una vita e mantiene una linea retta di cui non ne percepiamo la polarità. L’unica traccia che resta è un altro ombelico, la cui forma non sembra essere interpretabile. A parte lo stupore iniziale, ciò che più delude è la mancanza di un senso (poi ci si abitua, ci si adatta, si evolvono altre forme di resistenza). Voglio dire: bene, esisto ancora anche dopo la morte, allora adesso arriverà un Re Magio che mi illustrerà i canoni dell’Universo e identificherà le coordinate della mia posizione nel coro celeste e mi dirà a quanti Hertz io debba risuonare. Invece niente, solo una grande sensazione di fame e freddo. Poi, se va bene, arriva un grosso otre pieno di latte caldo e ci si distrae per anni inseguendo mammelle. A volte la mammella non arriva e si muore ad un’altra. L’unica differenza tra chi è conscio e chi non lo è, è che chi è conscio usa il verbo morire come verbo transitivo, questo è quanto ed è poco, soprattutto quando soggiace all’infinito.

I magi d’oriente, gli illuminati, o chi altri millanti la conoscenza e i segreti dell’Universo, in genere non sanno un cazzo e puntano solo a fottervi la mirra o altre forme di energia potenziale. Io, se mi capita di incontrarne, il denaro lo devolgo tutto che la vita da senzatetto è una delle più interessanti che mi sia capitato di provare. È incredibile come ci si possa distrarre con dei sudici pezzi di carta ma il mondo gira così, senza un senso esplicito. Poi si muore e si rincomincia, perché l’uomo non contempla l’universo, ma l’universo contempla la figa; e questa è la mia Epifania dalla forma di ombelico indeterminato.

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