Il signor Artemio abita nella casa più a nord di Zampagna, per raggiungerla basta seguire la stella polare, dice Perspicacio. Io conosco le abitazioni di quasi tutti i miei concittadini, come è ovvio che sia, ma in quella zona hanno costruito un gruppo di caseggiati nuovi mentre ero in seminario, e ad oggi, benché sia tornato al paese da qualche annetto, non sono ancora riuscito ad aggiornare la mappa che ho in testa. Ora, se rispondo al mio sacrestano con un po’ di perplessità non significa che voglia mettere in dubbio le sue parole, il punto è che non mi sento molto re magio. Voglio dire, se non so qual è la sua casa come posso trovarla seguendo la stella polare?

– Ad ogni bivio scegli la direzione della stella, ovvio. Così al primo, così al secondo, e così per gli altri, e poi quando non ci sono più bivi e c’è una casa sei arrivato.

Indagare lo sguardo di Perspicacio è una missione di rara difficoltà, ora però è lui a guardarmi perplesso, di questo sono sicuro. So che me ne pentirò ma ho voglia di controbattere:

– E se dovessi andarci domani mattina per esempio? Alle dieci del mattino come le vedo le stelle?

– Non dovevi andarci ora che eri pure di fretta?

– Sì devo andarci ora, ma se domani mattina ti rifacessi la stessa domanda: dove abita Artemio?

– Ammazza prete e non te lo ricordi che ci sei stato la sera prima?

Finiamola qua, sono già in ritardo. Spero soltanto che questa sia la volta buona. Il signor Artemio mi chiamò al telefono per fissare un appuntamento circa un mese fa, gli risposi di venire quella stessa sera, dopo cena magari, se intanto voleva incominciare ad anticiparmi qualcosa lo ascoltavo. No, non è cosa da parlarsene per telefono, e poi quella sera manco venne. I fatti si ripeterono esattamente alla stessa maniera qualche giorno dopo, e poi un’altra volta ancora. Ha fissato tre appuntamenti con me, per parlare di non so cosa, e per tre volte mi ha dato buca. Confesso di essermi leggermente irritato, quando mi è capitato di vederlo di persona, tra le bancherelle del mercato che il mercoledì mattina anima la piazzetta del paese, gli domandai subito per quale motivo non era venuto anche l’ultima volta.

– Don Spiffero mi deve scusare se ho preso degli appuntamenti con lei e poi non sono venuto. Non mi ricordo mai niente, sono vecchio, e la malattia non mi fa ricordare le cose..- Sembrava costernato, sicuramente sincero. Mi offrì una zolletta di zucchero amaro appena comprata al banco dei momi, un’offerta al perdono.

– Non si deve preoccupare, la stavo aspettando a casa mia disteso sul divano. Faremo un’altra volta, a meno che non preferisca parlamene ora? La accompagno a casa se vuole..

– Io.. purtroppo ora..  non ricordo di cosa volevo parlarle.

– Faremo un’altra volta! – gli sorrisi.

– Ma mi tornerà in mente! Non dimentico mai del tutto, mi scappano di mente e poi ritornano. Mi dispiace se l’ho fatta aspettare per nulla, la prossima volta che mi torna in mente me lo appunto subito, per iscritto! Così non sbagliamo più! – e sorrise anche lui.

Stamani è finalmente arrivata la telefonata, si è scritto tutto su un foglietto. Perfetto, per sicurezza questa volta mi muovo io, direzione Orsa Polare.

Il signor Artemio vive da solo e non penso che riceva molte visite. Mi accoglie in cucina, un ambiente molto piccolo, un po’ soffocante, con un’unica seduta vicina al tavolo. L’aria è viziata. Il lampadario che pende sopra la mia testa è composto da tre lampadine, due bruciate. Il disordine è relativamente contenuto, forse perché sono pochissimi gli elementi che lo possono costituire. Mi sento in colpa, ho voglia di tornare a casa, mi domando se al povero Artemio venga mai la voglia di tornare a casa, in questa casa..

– Beve un grappino?

– No la ringrazio..

– Il vino non ce l’ho, ho solo dell’acqua..

– Sono a posto così. Lei come sta? – Mentre glielo domando mi versa un bicchiere d’acqua..

– Non mi posso lamentare, alla mia età non ci si dovrebbe mai lamentare troppo, chi si lamenta troppo lo portano all’ospizio. A me nessuno mi porta all’ospizio, sono autosufficiente, però non mi lamento lo stesso. Vuole dello zucchero amaro?

– No grazie davvero a posto così. Di che cosa voleva parlarmi signor Artemio?

– Il foglietto è proprio lì dietro di lei, sulla mensolina..

Sulla mensola che mi indica col dito ci sono sette scatoline rotonde che catturano la mia attenzione, disposte in fila, bianche, di materiale plastico credo, del tutto identiche tra loro. Appena accanto un cartoncino con due righe scritte a pennarello:

guarda sempre la data sul televideo della rai
alla domenica ricaricale tutte

Non capisco, lo passo di mano ad Artemio. Il vecchio riconosce il cartoncino prima ancora di leggerlo e si lascia andare a una risatina.

– Non è questo! Questo è il mio per le pastiglie, ce ne deve essere un altro guardi bene!

Nel suo tono ora c’è un filo di imbarazzo, forse per il biglietto che ho appena letto, forse per quello che sto per leggere. Riguardo sulla mensola, in effetti c’è un altro foglietto ripiegato a metà spostato poco più indietro. Lo apro, la calligrafia è la stessa di prima ma le parole che leggo ora appartengono a una mano più vacillante:

posso prendermi l’ostia con l’alzheimer?

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