Oggi viene un tecnico delle macchinette in oratorio, la macchina del caffè ha deciso di non dare più il resto. Però funziona ancora, basta inserire l’importo esatto. Avevo pensato di risolvere il problema con un piccolo cartello, ho preso un foglietto e con un pennarello dalla punta spessa ci ho scritto sopra non dà resto, poi l’ho appiccicato sulla testata della macchinetta all’altezza del mio viso, tanto il caffè lo prendono soltanto i grandi. Per verificare che fosse ben visibile ho fatto una prova, Perspicacio era fuori sul cortile intento a scopare un po’ di foglie morte, ho aperto la finestra e l’ho chiamato:

– Ci prendiamo un caffè? Ti va?

Il mio sacrestano fa un cenno con la testa, appoggia la scopa al muro e mi raggiunge. Ci guardiamo. Il suo sguardo si fa interrogativo, io rispondo con fermezza, lo guardo dritto in muso, viro sulla macchinetta, poi ancora su di lui.

– Ah ecco perché mi hai chiamato, devo metterceli io i soldi! Ammazza che prete taccagno che sei..

Sfila un euro dalla tasca dei jeans e lo inserisce nella fessura, l’importo esatto per due caffè, e il cartello non l’ha visto, credo. Poco importa, Perspicacio poteva essere probante solo nel caso in cui se ne fosse accorto, e poi la prova vera l’ho avuta nei giorni a seguito. Confesso di aver sottovalutato il problema, la macchinetta viene ripetutamente presa a cazzotti. I più piccoli emulando i grandi hanno iniziato a prendere a cazzotti il flipper. Come se non bastasse, abbiamo scoperto che il resto non viene propriamente trattenuto, viene rilasciato più o meno a caso quando la macchinetta decide che è il momento. Ruba ad uno e fa vincere un altro, come con le slot machine. Non vorrei che i bambini imparassero anche questo, così stamattina mi sono deciso e ho chiamato il tecnico.

 ***

– Così dovrebbe andare..

Dopo averla aperta e toppicata dall’interno il signore mandato dall’impresa di manutenzione si accinge a fare una prova, deve essere molto vicino all’età della pensione anche se non ne ha l’aria, voglio dire, di essere stanco del proprio lavoro. L’operazione è stata veloce e ora mi sta offrendo un caffè per testare la buona riuscita. Infila tre monete da 20 cent nella fenditura metallica e dopo avermi chiesto quanto zucchero voglio seleziona la bevanda. La macchinetta eroga caffè e resto, perfetto. Il tizio però non si riprende il resto e io ho come l’impressione che l’abbia fatto apposta. Mentre scambiamo due parole di circostanza lo accompagno all’uscita..

Che strano, devo chiederglielo, però non diretto perché se poi fosse magari non mi risponde. Ci giro un po’ intorno. Come faccio a girarci intorno? No è impossibile, meglio diretto. Oppure potrei fare un attimo finta che.. no diretto.

– Ha preso il suo resto?

– Sì sì..

– Mi sa che si è dimenticato..

– Non credo, credo di averlo preso, comunque poco importa..

– L’ha fatto di proposito, per questo importa.

Ok così è stato troppo diretto forse. Però ci ho preso, guarda che faccia che ha fatto. Sorridi ora. Un sorriso rassicurante.

– Non me lo deve dire per forza. Sono solo attratto da questo tipo di cose, dai piccoli comportamenti anomali della gente, mi capisce? È una sorta di indagine, senza secondi fini, e prettamente personale.

Bugiardo.

– ..ma forse lei si è dimenticato e basta..

– È una cosa che faccio di tanto in tanto, una sciocchezza, lascio una monetina nello sportellino del resto, la lascio al prossimo. Non è carità però, non so come definire questo gesto. Mi piace pensare, e ora mi scambierà per matto, che in questo modo aumento la ricchezza del mondo. Bisogna vederla come un bilancio. Quanto costa privarsi di una piccola moneta? E d’altro canto, quanto è bello ritrovarsi inaspettatamente con una piccola moneta in più? Le due cose non hanno lo stesso peso!

Morale del prete: sostituite “ricchezza” con “felicità” e provate a impegnare qualcosa di più di una piccola monetina. Fate giusto una prova..

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