Domenica ha vinto Bersani, uno che sedici anni fa non era già solo parlamentare, era pure ministro. Sedici anni fa era già ministro. Ha fatto sedici anni in parlamento e adesso che è un diversamente anziano di 61 anni – ma ancora in gamba eh, sa ancora spinare la birra da solo – questo vecchio, invece che ritirarsi con quel bel gruzzolo a Trevozzo o Pianello, no. Lui si candida alle primarie e stravince convincendo con la storia dell’usato sicuro e Papa Giovanni. Stravince non per colpa sua, ma per colpa di chi lo ha votato. È simpatico Pierluigi Bersani e anche semplice, invece il suo avversario è antipatico e spigoloso come una spinta dalle scale. Mentre Bersani cominciava a fare il Ministro della Repubblica Italiana, al suo avversario gli scadevano le limitazioni per i neopatentati (ma era già antipatico come un moscone sul culo di un vecchio). È un peccato che in questa immobile Italia conti di più essere simpatici e fare la bella figura che essere giovani e rottamatori rompicoglioni. A me piace Philip Roth che alla sua età ha detto che si è strarotto di scrivere e che passerà il resto della vecchiaia a leggere. Ci avrà pensato Bersani? C’è una bella luce a Bettola quando manca un’ora al tramonto e il sole riflette il biondo birra sulle pagine delle biografie dei papi. Invece in Italia, quando il vecchio Roth ha detto questa cosa della scrittura e della frustrazione, è circolata la voce che anche Eco Umberto l’avesse emulato. Invece una bufala. Eco scrive ancora e imbusta delle Minerva come quella sui bugiardini dei farmaci che sembra di leggere Sciuscia (Sciuscia glie l’hai scritta te? Bastardo sei diventato un importante ghostwriter ma ti ho beccato).

Edit: ho pulito la versione precedente perché non avevo digerito.

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