Credo che parte del mio disagio esistenziale sia imputabile al non essere in grado di utilizzare con eleganza un coltello. Provo una profonda invidia quando guardo su telereporter lo chef Tony affettare con semplici gesti qualsiasi oggetto, soprattutto l’ananas intero. Lo chef affronta infatti il solidissimo ananasso e con due istantanee stilettate, ottiene quella succosissima fetta che viene omaggiata dal prezioso piatto di porcellana. L’arte di tagliare nasconde, nelle sue simboliche espressioni, un significato erotico profondo; quale donna resisterebbe alle mani di un uomo conoscitore delle tecniche di taglio? Non parlo del gesto distruttore del boia, ma dell’elegante e raffinata incisione del medico chirurgo o del cuoco, categorie di persone rinomate a livello sociale, alle quali molte donne si concedono.

Se, con i miei coltelli Shogun, sapessi sfilettare un’alice in un sol colpo, la mia immagine sociale ne uscirebbe nettamente migliorata. Saper tagliare è un passo essenziale per la conquista della società.

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