Non ricordo quando mi è successo ma ho ben in mente lo sforzo dei miei compagni di classe in prima elementare, letture titubanti nelle quali ogni suono emesso porta con sé la fatica di un parto. Per nostra fortuna col passare del tempo i miglioramenti sono sorprendenti, impariamo a riconoscere quasi tutte le parole senza doverle realmente leggere. Obnubilamento, salvo eccezioni giustappunto. La nuova fluidità acquisita ci permette dunque di scorrere un testo senza la necessità di ‘leggere’ la singola parola, ma io credo che se tra le mani abbiamo un buon libro arriverà il momento, ad un certo punto, di dover tornare indietro.

“Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch’io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno.”

Studio la gente, in realtà amo osservarla, lo faccio con passione, da sempre. Quand’ero bambino era tra i miei passatempi preferiti, mi sedevo sul marciapiede del cortile e guardavo le persone che mi passavano innanzi. Ogni passante giunge da un luogo, si reca altrove, e lo fa per un motivo. Dietro a un uomo che cammina c’è sempre una piccola storia, che può dimostrarsi tanto insignificante quanto affascinante. Tornando nuovamente col pensiero alle scuole elementari ricordo quel giorno in cui la maestra ci domandò di scrivere un tema su ciò che ci sarebbe piaciuto fare da grandi, il prete non rientrava ancora tra i piani, il mio sogno era conoscere la storia di tutte le persone in cammino. La classe accolse la lettura ad alta voce del mio tema con una fragorosa risata, poco male pensai , tra le persone che ridevano di me c’erano astronauti che facevano ancora i conti con le dita. Non era il caso di prendersela. Qualche tempo dopo invece arrivò una grossa delusione, colpa di mio padre che una sera d’estate mi portò a vedere il treno che sfrecciava sui binari sperduti tra la campagna zampagnese. Mi sfidò a contare le carrozze e mi disse che ognuna di esse poteva contenere fino a un centinaio di persone, il calcolo era troppo semplice, la matematica troppo severa, il mio sogno infranto. Dieci moltiplicato cento uguale mille, su quel mezzo frastornante dall’aspetto spaventoso erano rinchiuse mille piccole storie di cui non sapevo nulla, e fatto ben più grave, di cui ignoravo l’esistenza. E chissà quanti altri treni circolavano in quel momento a mia totale insaputa! Provai a stimarne un numero facendomi venire il mal di testa, la verità è che non potevo conoscere la storia di tutte le persone in cammino perché inconcepibilmente troppe, me ne tornai a casa con questa certezza. Lo sconforto che mi tenne sveglio fino a tardi quella notte non annientò in me la curiosità, anzi si rivelò spinta elementare e necessaria all’evoluzione: limitare i soggetti per scrutarli più addentro.

In questo spazio (ringrazio Pagnino per la gentile concessione) non vorrei far altro che condividere con voi qualche storia insignificante che mi ha affascinato o che mi affascinerà. Questo è il motivo per cui scrivo. Non aspettatevi prediche..

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