L’ho fatta un po’ lunga forse ma fino ad ora vi ho parlato di una sola cosa, del chi io sono. A rigore di logica come passo successivo mi dovrei occupare del perché io scrivo, mi pare sensato, e naturale. Ciononostante preferisco rimandare a breve il secondo atto. Il motivo di tale scelta è semplice, lascio molte cose interminate, sarà che ne inizio troppe, in ogni caso non sono orgoglioso delle mie mancanze e quando posso cerco di rimediare. Il bagno d’affetto che mi ricevette sul sagrato mi fece dimenticare della promessa di Perspicacio, ho ragion di dubitare che in voi non abbia suscitato lo stesso effetto. Di seguito i fatti che accaddero quella stessa sera.

Fu una giornata estremamente appagante e l’appagamento stanca, io che prima della mezzanotte vieto a me stesso di coricarsi mi concessi un’eccezione. Non posso ricordare l’ora precisa alla quale mi misi a letto ma so per certo che il suono del citofono rimbombò per un istante in sogno prima che io potessi udirlo ad occhi aperti.

– Don Raffaele sono io apri!

– Perspicacio?

– Certo chi altro aspettavi! Apri apri..

L’orologio appeso al muro mi appariva leggermente sfocato ma l’ora che leggevo strizzando gli occhi era esatta, erano le undici passate. Aprii la porta, in tutta sincerità non sapevo che altro fare. Perspicacio si precipitò in casa dirigendosi a passo sicuro verso la cucina, ebbi l’impressione che conoscesse la casa molto meglio di me. Aveva in mano un sacchetto della spesa dal quale estrasse due bottiglie di vino.

– Bianco o rosso?

– Perspicacio..

– Per me tu sei più da bianco, dico bene?

– Perspicacio per favore..

– Come non detto allora, partiamo dal rosso!

Non ci fu verso. Provai a fermarlo ma il mio sacrestano conosceva il cassetto dov’era riposto il cavatappi e da quale anta prendere i bicchieri, mi ritrovai servito prima di poter esprimere il mio dissenso.

– Io stavo dormendo fino a un minuto fa!

– Sono un po’ in ritardo in effetti, mi dispiace averti fatto aspettare tanto. Cin!

Brindai, malvolentieri ma brindai. Se buttavo giù quel bicchiere forse me lo sarei levato di torno, mosso da quella stupida speranza posai le labbra sull’orlo vetrato e mi tolsi il peso in un sol fiato. Inutile dirvi che il bicchiere tornò ad essere colmo prima che io feci in tempo ad appoggiarlo sul tavolo. La tattica accondiscendente non poteva funzionare, se bevevo anche questo sarebbe arrivato il terzo. Cambiare atteggiamento, essere intransigente, rispettoso ma deciso. Mentre mi preparavo psicologicamente ad affrontarlo buttai giù anche il secondo bicchiere, fatto curioso, lo trovai migliore del primo..

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