Io, che lo sport non mi appassiona e non lo seguo, potrei essere favorevole al doping. Scopri come.

legalizzare il doping

La mia visione (parziale) dello sport lo descrive come l’esercizio di attività psico-fisiche volte a ottenere una miglior prestazione e mantenerla, sia in confronto ad un altro individuo/squadra (negli sport agonistici) o in confronto a se stessi. Questo risultato viene conseguito attraverso la pratica della disciplina sportiva. La disciplina sportiva si pratica mediante un programma di allenamento. L’allenamento sfrutta lo stato dell’arte delle conoscenze umane per mantenere e migliorare lo stato atletico attraverso esercizi di destrezza, resistenza, self-control, determinazione e conoscenza. Questo mi porta a esprimere la mia grande stima nei confronti dello sportivo. Anzi, lo sportivo per me è un uomo illuminato. Come altre forme di illuminazione, la pratica dello sport genera empatia su altri uomini: di volta in volta possiamo osservare come lo sport generi espressioni di passione, tifoseria e forme minori di proselitismo. Il lecito sfruttamento di queste reazioni umane dona allo sport una valenza economica. Dagli sponsor al totocalcio, dagli abbonamenti per il terzo anello ai decoder televisivi, dalla benzina bruciata in un gran premio, al borotalco sulle mani dei ginnasti.

La disciplina sportiva richiede un codice di regole, questo codice ha due motivazioni. Primo l’autoregolazione è intrinseca al concetto stesso di disciplina (e utile a misurare in maniera bilanciata la prestazione sportiva), e secondariamente, le leggi del mercato richiedono una regolamentazione sportiva che assicuri una corretta esposizione economica. Il doping non è contemplato dalle attuali regolamentazioni, e chi si dopa elude il codice. Se il doping fosse ammesso, chi si dopasse aumenterebbe legalmente le proprie prestazioni. A questo punto suggerisco di rileggere tutto prima di alterarsi e proseguire. Ho detto solo che lo sportivo sfrutta le conoscenze umane per migliorarsi e lo fa osservando la legge.

La mia visione (parziale) del doping, lo descrive come lo sfruttamento dello stato dell’arte delle conoscenze umane per mantenere e migliorare lo stato atletico attraverso l’utilizzo complesso di schemi fisiologici-nutrizionali-farmacologici che al momento sono illegali. La transfusione del proprio sangue ottenuto ad alta quota o l’iniezione di eritropoietina ricombinante, per me equivale a mangiare della pappa reale o a seguire un ritmo sonno-veglia preparativo al jet lag. Calzare scarpe con cuscinetti d’aria o impiantarsi chirurgicamente un performante menisco di poliuretano, per me equivale. Indossare un costume ricavato da pelle di squalo o trapiantarsi delle branchie sotto le ascelle per me equivale. La mia equivalenza è dovuta al riconoscere in ognuna di queste pratiche l’espressione dell’intelligenza, determinazione e conoscenza umana che soggiaciono al concetto di disciplina. E riconosco nel doping l’ingegno farmacologico come riconosco alla Ferrari l’ingegno ingegneristico. Sotto questo aspetto, per me il doping potrebbe essere legalizzato e regolamentato in quanto parte integrante dell’espressione umana di superare i propri limiti. Naturalmente, la regolamentazione dovrà tener conto di possibili rischi per la salute eccetera, questo è marginale come vedremo successivamente.

Adesso, vediamo di immaginare: cosa succederebbe se il doping fosse legalizzato? Lo sportivo avrebbe a disposizione un ulteriore strumento per migliorarsi. Non si tratterebbe di sudare di meno, ma di ottenere di piu’ usando la massima quantità di fatica tollerabile dalla pratica della disciplina sportiva. Il doping clandestino a livello agonistico conferma la volontà di alcuni sportivi di servirsi di tutti gli strumenti partoriti dal genio umano per superare i propri limiti, e non mi risulta di campioni olimpionici dopati che non si allenino.  Migliori prestazioni sportive assicurerebbero una competizione piu’ spinta e sentita dal pubblico: la prestazione sportiva sarebbe piu’ spettacolare e la valenza economica dello sport aumenterebbe, che non è male in tempo di crisi. Legalizzare il mercato del doping avrebbe lo stesso effetto socio-economico della legalizzazione delle droghe leggere: un duro colpo alla malavita organizzata, un aumento del gettito fiscale, un controllo trasparente sulla salute dello sportivo.

La prima obiezione riguarda infatti la sicurezza e la salute. Ogni sportivo che dichiari di fare uso di schemi farmacologici, per me equivale al volontario che si presta a sperimentazioni cliniche di nuovi schemi farmacologici. Il doping potrebbe essere regolamentato come si regolamenta oggi la ricerca clinica, con un consenso informato e l’approvazione di un comitato scientifico ed etico. In questo modo lo sportivo che scelga di doparsi avrebbe una maggiore sicurezza di quanto non ne abbia adesso dopandosi clandestinamente. Un’ulteriore conseguenza, deriverebbe dallo studio del quadro fisiologico dello sportivo a beneficio della ricerca clinica: un beneficio offerto a tutti, anche quelli come me a cui lo sport non fa né caldo né freddo. Il doping aumenterebbe le nostre conoscenze sull’essere umano.

La seconda obiezione riguarda le pari opportunità: tutti gli atleti dovrebbero aver accesso al doping. Questa obiezione si ripropone in seguito a qualsiasi nuova scoperta/invenzione che abbia realmente le potenzialità di migliorare l’essere umano: medicine costose? Solo ai ricchi sarà permesso curarsi. Libri costosi? Solo ai ricchi sarà permesso studiare. Doping costoso? Solo i ricchi diventeranno grandi sportivi. Cosi’ gira il mondo, almeno nei paesi democratici basati sul capitalismo. Ma bisogna riconoscere che rispetto alle scorse generazioni, i nostri seppur pessimi governi hanno migliorato l’accessibilità e la fruibilità dell’istruzione e della sanità. Perché lo sport dovrebbe essere avere un destino diverso? La scelta dello strumento migliore oggi soggiace alla libera scelta condizionata da fattori economici e culturali. Lo sport e la cultura sono ormai indissolubilmente legati all’economia.

Per ultimo si pone il valore educativo dello sport e la presunta macchia che il doping comporterebbe. Bere un caffé o una red bull prima di concentrarsi su un problema per me è doping. E non ho problemi a riguardo. Bere del vino alcolico prima di contemplare i misteri della fede per me è doping. E non ho problemi a riguardo. Modulare il quadro ormonale della donna (e dell’uomo si spera) con una pillola anticoncezionale prima di consumare i piaceri del sesso, per me è doping. La chimica e la farmacologia sono rispettabili forme di espressione della cultura ed educazione del genere umano. Chi vuole, è libero di affidarsi alla meditazione, al training autogeno o all’omeopatia. Ma per favore, considerate che sotto opportuna regolamentazione, il doping rappresenta un opportunità per l’umanità intera. E io, che lo sport non lo seguo e non mi appassiona, credo di esserne favorevole in linea di massima. Naturalmente, la mia visione dello sport (e del doping) è parziale: ci sono i commenti qui in basso per illuminarmi e convincermi del contrario.

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