Domenica 29 aprile è la Giornata Nazionale della Merda. In tutte le piazze d’Italia sarà possibile comprare merda biologica senza coloranti e conservanti. La blogosfera sta celebrando attivamente questa giornata con riflessioni e contributi sul tema della Merda. Io, da bibliotecario guitto che sono, consiglio una lettura dell’annata 2003: Richard Flanagan, La vita sommersa di Gould,  Frassinelli. Segue un piccolo estratto.

Nel giro di poco tempo gli umidi racconti delle glorie e degli splendori d’Europa con cui avevo adornato tante pareti furono punteggiati e poi ricoperti dagli escrementi delle roselle arcobaleno e dei cacatua neri con le code gialle che avevano preso a volare riuniti a stormo nella vuota vastità dell’edificio. Nella pioggia che ormai cadeva anche all’interno, le osservazioni di Miss Anne sull’illuminazione a gas del Pall Mall e sul ruolo fondamentale che lei aveva avuto nel trattato del conte vom Rumford sulle cucine collettive iniziarono a colare sulle sue descrizioni della pressa a vapore e della mesmerizzazione terapeutica, e ben presto tutto finì per essere sepolto sotto una crosta di ulteriori cacche di uccello. E mentre le aquile di mare volteggiavano nel cielo, i rondoni iniziarono a nidificare sopra i lirici resoconti di Miss Anne sulle strade asfaltate. Mentre i pipistrelli confondevano le osservazioni sull’invenzione del telegrafo, uno stormo di cacatua cresta gialla si appollaiò sulla sua ispirazione dell’ultima versione del Preludio di Wordswort (reso con il più sontuoso azzurro di Grasmere), e nel guano che si accumulava alla base iniziò a crescere una piccola foresta pluviale. In una tale feconda catastrofe di decadenza tutto prese a confondersi e a coprirsi di strati e strati di merda sempre più puzzolente e sempre più brulicante di vermi e di pidocchi. Sotto tutte quelle gloriose iscrizioni consacrate all’ingegno europeo e al pensiero europeo e al genio europeo per il progresso, stalattiti di escrementi bianchi e verdi si allungavano giorno dopo giorno. Poi la merda che si ammonticchiava sul pavimento iniziò ad ascendere come le meravigliose voci di un coro di castrati entro una squisita cornice europea, e si sarebbe riversata – come eloquenti argomentazioni agostiniane – giù dagli affascinanti doccioni europei. La merda eruttava come il Vesuvio dalle grandi finestre europee, la merda defluiva come il poderoso Danubio dai grandi portali europei finché il Comandante non vendette tutto quello spiacevole disastro d’Europa incrostata di merda come guano ai peruviani che pagarono la partita di merce con alcune casse di pessimo pisco – un liquore dolciastro e fortissimo assai popolare presso i balenieri – e se la portarono al loro paese per farci crescere il mais.

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