continua da prima, inizia da una frittura di patate.

Don Spiffero mi guarda negli occhi. I ragazzi hanno già cercato la rissa una mezza dozzina di volte perché fare gol è difficile e subirlo è ancora più dura. Ad un certo punto è stata richiesta anche l’intercessione di una madonna con le sembianze da animale che Don Spiffero ha saggiamente evitato di udire. Avevo più o meno l’età di questi ragazzi quando mio fratello mi lasciò da solo con mamma per andarsene in seminario. Non credo che mi sia stato facile accettare la sua decisione, ma ero molto giovane e tutto era nuovo. A quell’età il cervello è così plastico che si rimodella e si riavvolge intorno all’esperienza, fagocitandola e seppellendola in sinapsi profonde che non vengono mai digerite o risolte. Poi, dopo vent’anni e qualche spinello incomincia la morte neuronale. La guaina che isolava la mia personale drammatica comincia piano piano a sgretolarsi. E’ allora che cominciano i sogni. Mi riappargono pensieri, parole, opere ed omissioni che allora non ero conscio di aver registrato, ed è il loro nitore che mi sprona a cercare Spiffero. Dettagli che vorrei rimettere in prospettiva con l’aiuto di un altro prete. Un esorcismo. E magari, tanto che ci siamo, togliermi il capriccio di rievocare quello che era il gioco di due fratelli, un gioco interrotto dalle circostanze e dalle vocazioni. La palla arriva diretta, all’improvviso, interrompendo le nostre chiacchere di circostanza e colpendo Spiffero sulla schiena. Giocare insieme. Con un colpo d’anca tolgo il pallone dal controllo di Don Spiffero e quasi lo butto per terra. Durante gli esercizi spirituali vige la regola del silenzio. Spiffero riprende l’equilibrio e mi guarda ancora una volta con quella lentezza che non gli conoscevo. Non potremo parlarci durante quella settimana. La dimensione gestuale sarà fondamentale, tanto vale fare allenamento. Con una lentezza accumulata da anni di contemplazione della dimensione del sacro, Spiffero piega il sopracciglio all’insu. E’ mio fratello maggiore, è la prima persona che consciamente ed inconsciamente ho emulato, mimica facciale inclusa. Il sopracciglio all’insu è possibilista. Mi tolgo la maglietta e mentre gli passo la palla Spiffero intuisce. Nel campo della festa di rifondazione, sotto un sole cocente, il Curato di Zampagna, il monsignore Don Spiffero si sbottona la veste talare. Lentamente.

–          Palla o campo?

FINE

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Proposto negli ultimi quattro post, è o potrebbe essere il primo capitolo di un racconto breve strutturato in quattro capitoli. Devo ancora scrivere gli altri tre. In questo primo capitolo ho delineato l’esordio, che dovrebbe incuriosire e spingere a leggere oltre. Il secondo capitolo costituirebbe lo sviluppo. Il terzo capitolo sarà per il climax e il quarto per lo scioglimento o agnizione. Resta da includere la complicazione, mi sa che anticiperò i tempi e la mettero’ tra il primo e il secondo capitolo, e naturalmente un po’ di sesso inteso come forma di comunicazione umana. Quello che mi serve veramente adesso è un po’ di incoraggiamento, quindi se vi va di buttare giù una riga nei commenti mi faciliterete. Dieci commenti mi faranno addirittura sentire importante. Non è che passi molta gente nella biblioteca di Zampagna. Potreste anche portare degli amici se vi va. A loro interesserà sapere che l’inizio della storiella si legge qui https://zampagna.wordpress.com/2011/08/31/esercizi-spirituali/ 

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