torna alla prima parte

Un prelato, per quanto abituato ad avere addosso gli occhi dei fedeli, si troverà sempre un po’ a disagio per la curiosità destata dalla sua presenza alla festa di rifondazione? Don Spiffero guarda la mano verso di lui tesa, poi ricambia il mio sguardo, poi ritorna a guardare la mia mano e poi capisce e si rialza in piedi con la stessa fatica con cui si era seduto. L’esitazione non è durata che una frazione di secondo, lungi dall’essere colta dalla ciurmaglia che siede tra di noi, ma non è scappata all’attenzione di Bario, che in silenzio ci guarda mentre ci stringiamo la mano. Don Spiffero è in procinta difficoltà, così parlo io per primo. Quello che ci diciamo sono convenevoli che girano intorno alla missionaria propensione del pastore di entrare nella tana dell’orso per recuperare la pecorella smarrita, o magari era la tana del lupo o del leone. Magari era la mano messa dentro il covo di serpi; l’importante è incominciare con un semplice canovaccio, che metta l’ospite a proprio agio, cosicché in seguito io possa richiedere le difficili delucidazioni necessarie per la cucina in una maniera che risulti gradita, opportuna e naturale. Seduti a tavola con il prete, nessuno dei ragazzi si arrischia a ordinare della birra, codardi.

Ritorno in cucina da Chiara, le guardo il culo e l’informo che sono nove carbonare sette cocacole e che il vino vado a prenderlo da solo. Stamane, come tutti sotto il capannone, Chiara era un po’ incredula, ma sa leggermi in viso: quando il mio sopracciglio sinistro è piegato in giù, io sono veritiero. Ineluttabilmente. Anni fa, quando al culmine di certi eventi mi bacio’ sulla bocca per la prima volta, io staccai il peso dei suoi seni dal mio petto e le dissi che non mi avrebbe mai scopato. Il mio sopracciglio era piegato all’ingiù. Stamane, poco dopo aver appreso che avrei avuto un ospite, Clara raduna tutta la tribù di grembiulini falcemartello e dice che oggi, alla prima bestemmia che sente, molla la cucina e manda tutta la festa a puttane. Nessuno fiata: l’autorevolezza è uno stile nel comportarsi. Quando ritorno, e verso la bottiglia di Fendant dentro la caraffa del vino alla spina, consiglio a Clara di andarci piano col pepe che al prete non piace. Le mi guarda con gli occhi socchiusi, come fa sempre quando qualcosa non le torna, poi conclude che Don Spiffero ed io ci assomigliamo. Faccio il gesto del silenzio e le rispondo:

–         E’ mio fratello maggiore.

[continua qui…]

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