A questo gruppo di adolescentelli che solo sei mesi fa ha scoperto nel contempo van der sfroos e Axe Africa per le ascelle, a questa mandria sulla via della civilizzazione e della scoperta del pube, io, a questi bocia gli friggo le patatine. Maternamente, cerco di non salargliele troppo e una volta in cucina ho quasi fatto a pugni con uno più importante di me perché non voleva farmi cambiare l’olio esausto. Voglio bene a queste creature, ma a volte compro per loro qualche pacchetto di sigarette adesso che chiedono la carta di identità. Loro mi vedono qui, alla festa di rifondazione a friggere patatine e non mi vedono a messa a farmi le tre croci sulla fronte, la bocca e il cuore, quindi per loro io sono un gran mangiapreti. Ho sempre sguazzato nei sottointesi, quindi non nego e non confermo, al limite scommetto. Questa volta ho perso. Il patto era che se mi avessero portato Don Spiffero a pranzo, qui alla festa di rifondazione, io mi sarei iscritto insieme a loro alla settimana di esercizi spirituali in montagna. E loro, che le loro mamme ancora credono negli oratori e nell’aria salubre di montagna, e loro, che comunque è pur sempre una settimana senza matusa e magari si incontra della bella figa, e loro, che giusto ci mancava la ciliegina sulla torta, hanno pensato: che figata se viene anche Pagnino. E per coronare questa visione hanno intrapreso la missione più eroica di tutte le estati passate e a venire. Potenza delle patatine fritte.

Così, allo stato attuale delle cose, Don Spiffero, non senza un qualche ingombro sterico, si infila tra il tavolo e la panchina, sistema dignitosamente la veste nera per non farla toccare per terra e si siede al tavolo. Prendo il cestino di pane e il menu e mi avvio verso il pretaccio. Loro, le loro facce vittoriose e trepidanti dell’avventura prossima futura. Loro, un monumento alla vita che merita di essere vissuta. Loro, i loro occhi che mi guardano e mi scrutano e poi mi guardano.

Ne è passato di tempo, prete.

[continua…]

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