Al Bar Aglio, ogni tanto facciamo la maialata. La maialata consiste nel trovare qualcuno che cucina per venti persone, lasciarlo cucinare, ed infine mangiare il tutto. Spesso siamo in sei, talvolta in otto. Il prezzo a persona è fisso: trentatre euro. Le razioni sono abbondanti. Salvatore Aglio lascia fare perché le bevande le compriamo al bar a prezzo forfettario. Ovviamente la cosa è illegale: non c’è nessuna autorizzazione ASL che permetta di cucinare in quel locale pubblico. Aggiungete che durante la maialata è concesso fumare al tavolo. E’ inoltre tollerato il gioco d’azzardo. E magari ci si guarda anche un film in divx che Bennola scarica dal mulo. Rutto e bestemmia sono liberi; le scoregge sono ammesse solo dopo il caffé corretto, in quanto ci teniamo al decoro. Una volta Rinolofo era così ciucco che ha vomitato nella buca d’angolo del biliardo, e Bennola normalmente pirla da aggiungere mezzo litro di ferrarelle come fosse uno sciacquone. Una volta, Vespertilio (che è diabetico e modenese) ha mangiato un cotechino intero. Poi si è sparato dieci dosi di insulina ed è svenuto. Bravo pirla, i grassi mica fanno salire la glicemia velocemente come gli zuccheri. L’abbiamo resuscitato con sette bustine di zucchero versategli in gola insieme ad uno sputo di Sambuca (che la ferrarelle di Vespertilio se l’era bevuta il biliardo). Fatto sta che  il biliardo ci ha preso noia e non ci giochiamo più. Un’altra volta, durante una maialata, Nottola e Monicelli hanno litigato accademicamente sul numero delle zampe dei ragni o sei o otto. Non si sono parlati per due anni, poi sono arrivati i mondiali e hanno fatto pace.

Adesso il mio senso civico mi urge di sottolineare che alla maialata le donne non sono ammesse: se c’è una femmina nelle vicinanze, normalmente ci abbruttiamo.

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