La chiamano il capodoglio, ed è il direttore del personale del Comune di Zampagna, e la chiamano il capodoglio, forse per via del vistoso idrocefalo che nasconde, si vocifera, un secondo cervello. Alcuni la chiamano il capodoglio per l’estesa arcata dentaria fatta di piccoli denti aguzzi. Altri la chiamano il capodoglio perché, come i pesci, dà l’impressione di guardarti con un solo occhio. Molti la chiamano il capodoglio per la sua abilità nel nuotare in apnea nel mare di merda che il personale le sparge addosso. Nonostante gli assenti caratteri sessuali secondari, tecnicamente il direttore del personale è un esemplare femmina. E dei più spietati esemplari femmina presenti in natura. Allo stare delle cose, il capodoglio mi sta facendo un cazziatone (e questo – caro Barabba – in parte spiega la mia recente sparizione, ma potrei anche sostenere che si tratti di un ritiro quaresimale). Scusate, continuiamo. Sono nel suo ufficio, nonostante la spinta di Archimede mi spinga verso l’alto, mi sforzo di restare seduto sullo sgabello che mi è stato indicato. Quello che il capodoglio mi dice non è rilevante in quanto non pervenuto. Nonostante l’acqua sia un ottimo conduttore del suono, le parole pronunciate sott’acqua si scompongono in sillabe intrappolate dentro bolle d’aria dirette più verso la superficie che verso le mie orecchie. Dal colore delle bolle capisco che è un cazziatone. Mi sta girando intorno, e il suo occhio non perde mai il contatto con i miei. Ho la vaga impressione che i cerchi che mi percorre intorno stiano diventando via via più stretti, ma potrebbe essere una deviazione sensoriale dovuta alla mancanza di ossigeno. Altre bolle di un brutto colore fuggono dalla sua bocca.

-…i..i .a .o..i.a .olta co.e .i .e.ola?

– Mi scusi?

Il capodoglio si gira frontalmente, adesso entrambi gli occhi sono puntati verso di me.

– La p.o..ima .olta come .i .egola?

Sta per azzannarmi, lo intuisco. A questo punto, in genere suona il telefono, o bussano alla porta, o dalla strada si sente che è arrivato l’arrotino e l’ombrellaio, la pletora di eventi incidentali che ricordano al direttore del personale di quanto il suo tempo sia prezioso e che la pausa che si è presa per bistrattare un precario incapace sia finita è ampia (frase difficile lo so, il soggetto è la pletora (che è ampia): a stare senza respirare ci si abitua a pensare a frasi più lunghe). Oggi non suona il telefono. Fuori ha nevicato e la strada non è mai stata così silenziosa. Ci guardiamo ancora negli occhi.

– Lo sa – dico – che nonostante le omologie, tecnicamente il capodoglio è un mammifero?

La frase rompe i vetri delle finestre, e centocinquemila litri di acqua marina si riversano in strada colando nel Pagnirolo, dove cambiano la salinità dell’acqua ed uccidono tutte le larve di zanzara.

Fradicio, riprendo a respirare.

Il direttore mi mostra i dentini aguzzi.  – Lei è piacevolmente insolente, Pagnino.  E ciò probabilmente l’aiuterà a salire alcuni gradini. Tuttavia, se dovessi ancora ricevere una multa dalla confederazione perché su alcune spontorne manca il verecappio per la conturpigine, la cosa sarebbe molto imbarazzante per me ed estremanente imbarazzante per lei. Credo di essermi spiegata. Mi saluti Goria.

Voialtri statemi bene, me ne starò via ancora per un poco.

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