C’era una volta una bambina che si chiamava Rubacuori. Rubacuori era una ladra e al suo paese rischiava le tagliassero la mano. Allora intraprese un lungo viaggio e giunse alla corte del Re Flaccido – che era un monarca difensore della democrazia – dove ebbe un certo successo a ciucciare il ballaro’ del Re. Allora le altre cortigiane ne ebbero invidia e si dicevano: “Ma come, io ho preso una laurea in un’università privata per diventare igienista del ballaro’, e questa analfabeta immigrata mi ruba il ruolo per il quale ho studiato tanti anni ho speso tanti soldi in istruzione”. Allora le cortigiane cominciarono a trattare male la piccola Rubacuori, e lei torno’ a rubare che tosto fu arrestata dai Gendarmi. Allora una streghetta – che sapeva anche l’inglese eh – apparve a Rubacuori e le fece un’illusione trasformando i suoi vestiti in quelli della Principessa del Grande Oriente, e trasformando i Gendarmi in Ratti del Deserto (ma con i pennacchi). Le apparenze, è risaputo, ingannano. Le bugie, arcinoto, han le gambe piu’ corte delle cortigiane. Gli incantesimi, si dice, durano fino a mezzanotte. Le disillusioni, talvolta, fanno incazzare i Gendarmi. Insomma, il giorno seguente tutto il reame venne a sapere di questa Rubacuori che dal nulla si era fatta da sola e ora teneva per le palle il Re Flaccido e inculava i Gendarmi. Un’eroina. Rubacuori venne invitata con tutti gli onori al ballo delle debuttanti, e si sposo’. La morale della fiaba è che per ciucciare il ballaro’ non serve una laurea ma serve talento, e che Fabrizio de André è morto troppo presto dio boia.

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