Don Spiffero da sempre celebra in prima serata (21h30) la veglia di Natale di mezzanotte, così che novanta minuti dopo, possa ritirarsi nella canonica per meglio sognare il Bimbo nascente. Questo anticipo lascia i pagnini liberi di inventarsi un secondo finale di serata. Falò, vin brulé e caldarroste non mancavano mai, e i più temerari imbracciavano una zampogna od un clarino e marciano tra le vie del borgo, elargendo auguri e bestemmie profane. Quell’anno, ero abbastanza grande per non essere precettato dai genitori a partecipare alla sacra funzione. Così, me ne stetti all’addiaccio sul sagrato, in compagnia degli uomini più illustri del comune di Zampagna,  con i quali fumavo e buttavo legna e scatarri nel falò natalizio. Combinazione volle che quell’anno, alcuni miei amici più timorati di dio allestissero un presepio vivente. Il mio amico Ezechiele vestiva i panni di san Giuseppe, e così come il santo viveva una paternità putativa, di Ezechiele era putativa la sessualità. Alla comparsa del grande cammello in cartapesta, Debussy così profanò il sagrato: «Ezechiele, prendi il cammello nel culo».

(non sapeva di citare Eduardo)

io invece me la sono immaginata cosi’.

Annunci