Nota contestuale: è settembre e i ragazzi della prima liceo riconsegnano la trilogia di Calvino dei baroni, cavalieri e visconti prestati durante le vacanze estive sotto procura dei professori (ma perché non fanno leggere le lezioni americane?).

La cosa più brutta che mi tocca fare è riordinare i libri dello scaffale aperto. Chiunque abbia inventato la classificazione decimale dewey (CCD) è un sadico bastardo. E’ vero, la CCD è funzionale, si divide tutto in base alla lingua in cui è stato scritto il libro, si sottodivide a seconda del genere e si scaffala il tutto in ordine alfabetico grazie alle etichette che stanno sul dorso del libro. Le province aprono centri di catalogazione, le regioni organizzano corsi di formazione per catalogatori, si pubblicano libri sull’argomento, si tengono seminari universitari. Si crea indotto ed una nicchia ecologica per la nuova specie antropomorfa che andrà ad occuparla: il bibliotecario catalogatore (Biblio linnaensi). A Zampagna però i libri non superano le duecento pagine, (perché altrimenti la gente non ci prova a leggerli), e sono quasi tutti in edizione povera, la paperback. Bene, il dorso di questi libri è largo uno sputominchia e implode su se stesso dopo un paio di prestiti. Impossibile scriverci 945.091.092 ITA (Pallante, Italia contemporanea).

Per fortuna piazzare a scaffale un 853.9 CAL (Calvino, letteratura italiana secolo 20) è facilissimo, viene subito dopo la striscia blu sellerio dei Camilleri (853.92 CAM) che ogni anno aumenta in lunghezza. Ma provate a scaffalare Il giovane Holden, cinque minuti non bastano, la sua posizione è viscida e sfuggevole. Per fortuna, se ne starà buono buono nel suo cantuccio fino a giugno 2011.

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