La macchina si trovava parcheggiata in sosta vietata sull’angolo dell’incrocio, dove ostruiva leggermente il passaggio ad un purista arrabbiato che di lì ebbe transito con la propria vettura. Se il purista fosse stato un urbano vigile avrebbe uscito una contravvenzione per divieto di sosta, ma egli non era un vigile. Il purista era un giustiziere della notte, almeno quella sera. O forse era quello che voleva far credere a Nando e Bario che si trovavano sotto la pensilina.

Il purista frenò, scoscese la portiera esponendo la gamba quindi, sostò la macchina, proprio come aveva visto fare al cinema tempo prima. Uscendo annidò l’uccello come meglio aveva sede, guardò di qui e di là, e incedette verso l’incrocio studiando le reazioni dei presenti. Bario fumava, Nando di spalle blaterava qualcosa su Trapattoni. Non era loro la macchina. Il giustiziere, chiese di chi fosse la macchina. Bario diede un’occhiata e fece uscire fumo dal naso. Nando declamava frasi da spogliatoio. Certo i due lo avevano sentito, ma lo ignoravano. Passarono tot secondi e il sigaro di Bario richiese una scrollatina di cenere.

– Ve la faccio vedere io – concluse il giustiziere, tornando con passi da cowboy verso la sua autovettura: la portiera era rimasta aperta, dall’abitacolo usciva un canto gregoriano. Entrato in macchina il giustiziere sgasò e, sempre con la portiera aperta eiaculò un’accelerata verso la macchina parcheggiata alla cazzo.

Crash.

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