Ucronia

L’universo è infinito, e nella sua infinità, contempla tutti i pianeti possibili. In particolare, c’è un pianeta in tutto simile alla Terra, la cui unica differenza è che in Italia, a partire dal 1965, le maschere del bagaglino e i politici di montecitorio si sono scambiati di posto. Sfortunatamente, le maschere del bagaglino hanno continuato a rubare, quindi gli italiani non si sono accorti di niente. Unico indizio per capire in che pianeta si stia vivendo attualmente, è consultare il

fantasmi della pubertà

Durante la mia muta vocale, mi sono trovato impegnato in due attività di cui mi vergognavo di una certa vergogna anacronistica: suonare la tromba nella banda musicale e recitare commedie in dialetto pagnino. I momenti più alti di queste due attività sono stati quando ho suonato l’inno di mameli per il presidente Scalfaro e quando ho recitato di fianco a Scranno: il fondatore, custode e capomafia delle commedie dialettali pagnine. Oggi, di queste due attività non ne porto traccia, ma apprendendo come i due personaggi che hanno segnato le punte della mia pubertà, siano scomparsi entrambi nel giro di due giorni, realizzo di quanti anni essi siano sopravissuti alla mia vergogna. Oggi prendo congedo da me stesso, ma siccome parlo con i morti, stanotte avrò compagnia.

Sindrome pre-mestruale 1

Il nostro senso di stabilità è in parte illusorio: ogni giorno varie decine di miliardi di cellule si autodistruggono e vengono sostituite da cellule nuove. Noi siamo, in ogni momento, in parte sul punto di morire e in parte di rinascere. Questa precarietà, questo perenne rinvio, svolge un ruolo essenziale nella nostra plasticità e complessità, poiché ci consente di plasmarci, ricomporci, adattarci ad un ambiente in perpetuo mutamento. Però, non è che sei la sola donna al mondo ad avere le mestruazioni. Fattene una ragione ostiemadonni.

esodo

Trasloco in vista. A Zampagna, con un referendum su facebook la maggioranza dei cittadini ha riconosciuto che è un gran stressarsi le balle avere dei comunisti in giro quando si è liberali e avere fascisti in giro quando si è del movimento.  E con un plebiscito su doodle ha deliberato che basta, ci si divide. Quelli di sinistra a sinistra e quelli di destra a destra. Per sinistra si intende la sponda sinistra del Pagnirolo, che guarda caso, scorre da Nord a Sud, quindi la sponda sinistra è sul lato orientale (russo) e quella destra sul lato occidentale. E’ stato così deciso: il paese si separa in due emi-paesi, ognuno col suo sindaco. A sinistra c’è un educatore sinistroide, a destra c’è un podestà destroide. Chi è di destra e vive sulla sponda destra è fortunato, e quindi paga delle tasse in piu’ per agevolare il trasloco dei propri concittadini destroidi che hanno casa sul lato sinistro. A loro volta, i cittadini sinistroidi preferiscono trasferirsi sulla sponda sinistra, agevolati dalle tasse dei loro compagni indigeni. Ci sono poi gli apolitici. Questi non hanno idea politica, e possono restare dove sono, ma rinunciano al diritto di esercitare un voto e a trasferirsi (e al diritto alla procreazione mediante castrazione volontaria su una sponda di cui è pietoso e saggio tacere anche il nome. Sulla sponda sinistra il voto viene esercitato con la maggiore età, sulla sponda destra il voto viene esercitato quando il cittadino è in grado di auto-sostenersi e pagare le tasse. In quanto alla biblioteca, e questo è il mio lavoro, mi è stato chiesto di separare i libri su due diverse pareti, per inviarli alla rispettive biblioteche di dritta e di manca. La tragedia è che ‘I love shopping’ non so dove metterlo, e ovunque lo metta, o qualora decida di bruciarlo o parimenti di comprarne una seconda copia per poterla includere in entrambe le biblioteche, ciò non cambierà l’esito finale, ovvero la fucilazione per terrorismo barra apologia di reato.

Leso

Caro Bennola, se ti senti danneggiato dal contenuto presente su questo Bestiario, puoi fare immediatamente una rettifica attraverso un commento, con buona pace del comma 29. Questo lo dico a caldo e con una buona dose di superficialità, insomma è un’emozione piu’ che un’argomentazione ma adesso, per favore, riapri wikipedia e non rompere troppo il cazzo che sono intristito per il mio amico poliziotto: settimana prossima toccava proprio lui apparire col berretto blu stirato di nuovo mentre dava la manina a Amanda, e questa, dopo quattro anni di Erasmus pagato a mie spese, ci lascia. Raccontavo proprio di questa tristezza l’altra sera al bar Aglio con il mio amico che lavora a Moody’s: Adesso che non ce l’abbiamo piu’ tra le balle – dicevo – il bilancio dello stato dovrebbe andare meglio. Lui mi ha detto che sono cinico e per dispetto ha tagliato il rating.

- Qui mi chiamano Pagnino

continua da prima, inizia da una frittura di patate.

Don Spiffero mi guarda negli occhi. I ragazzi hanno già cercato la rissa una mezza dozzina di volte perché fare gol è difficile e subirlo è ancora più dura. Ad un certo punto è stata richiesta anche l’intercessione di una madonna con le sembianze da animale che Don Spiffero ha saggiamente evitato di udire. Avevo più o meno l’età di questi ragazzi quando mio fratello mi lasciò da solo con mamma per andarsene in seminario. Non credo che mi sia stato facile accettare la sua decisione, ma ero molto giovane e tutto era nuovo. A quell’età il cervello è così plastico che si rimodella e si riavvolge intorno all’esperienza, fagocitandola e seppellendola in sinapsi profonde che non vengono mai digerite o risolte. Poi, dopo vent’anni e qualche spinello incomincia la morte neuronale. La guaina che isolava la mia personale drammatica comincia piano piano a sgretolarsi. E’ allora che cominciano i sogni. Mi riappargono pensieri, parole, opere ed omissioni che allora non ero conscio di aver registrato, ed è il loro nitore che mi sprona a cercare Spiffero. Dettagli che vorrei rimettere in prospettiva con l’aiuto di un altro prete. Un esorcismo. E magari, tanto che ci siamo, togliermi il capriccio di rievocare quello che era il gioco di due fratelli, un gioco interrotto dalle circostanze e dalle vocazioni. La palla arriva diretta, all’improvviso, interrompendo le nostre chiacchere di circostanza e colpendo Spiffero sulla schiena. Giocare insieme. Con un colpo d’anca tolgo il pallone dal controllo di Don Spiffero e quasi lo butto per terra. Durante gli esercizi spirituali vige la regola del silenzio. Spiffero riprende l’equilibrio e mi guarda ancora una volta con quella lentezza che non gli conoscevo. Non potremo parlarci durante quella settimana. La dimensione gestuale sarà fondamentale, tanto vale fare allenamento. Con una lentezza accumulata da anni di contemplazione della dimensione del sacro, Spiffero piega il sopracciglio all’insu. E’ mio fratello maggiore, è la prima persona che consciamente ed inconsciamente ho emulato, mimica facciale inclusa. Il sopracciglio all’insu è possibilista. Mi tolgo la maglietta e mentre gli passo la palla Spiffero intuisce. Nel campo della festa di rifondazione, sotto un sole cocente, il Curato di Zampagna, il monsignore Don Spiffero si sbottona la veste talare. Lentamente.

-          Palla o campo?

FINE

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Proposto negli ultimi quattro post, è o potrebbe essere il primo capitolo di un racconto breve strutturato in quattro capitoli. Devo ancora scrivere gli altri tre. In questo primo capitolo ho delineato l’esordio, che dovrebbe incuriosire e spingere a leggere oltre. Il secondo capitolo costituirebbe lo sviluppo. Il terzo capitolo sarà per il climax e il quarto per lo scioglimento o agnizione. Resta da includere la complicazione, mi sa che anticiperò i tempi e la mettero’ tra il primo e il secondo capitolo, e naturalmente un po’ di sesso inteso come forma di comunicazione umana. Quello che mi serve veramente adesso è un po’ di incoraggiamento, quindi se vi va di buttare giù una riga nei commenti mi faciliterete. Dieci commenti mi faranno addirittura sentire importante. Non è che passi molta gente nella biblioteca di Zampagna. Potreste anche portare degli amici se vi va. A loro interesserà sapere che l’inizio della storiella si legge qui http://zampagna.wordpress.com/2011/08/31/esercizi-spirituali/ 

- E’ mio fratello maggiore.

…continua da qui, inizia qua.

Dopo mangiato, mentre raggiungiamo i ragazzi che stanno già prendendo a calci la palla nel campo, abbiamo la prima conversazione privata. Non succedeva da vent’anni. Don Spiffero ha riconosciuto al primo sorso il vino nascosto nella brocca: lo rubavamo d’estate nella cantina di nonno Erasmo, quando la mamma ci porta nel vallese a trascorrere le vacanze d’estate. Il fendant è un vino bianco modesto, adeguato alla modesta agricoltura vallese. Ma anche da noi, a Zampagna, i vini non sono mai stati grandi cru: il borollo è turbido come il sangue ma raggiunge a mala pena i dodici gradi, mentre il netturzio fermenta e rompe i bottiglioni nelle notti di luna piena però, una volta aperto, sembra di bere lemonsoda. Per trovare una bottiglia di fendant sono dovuto andare fino a Sultona, la capitale e la diocesi. La prima volta che andai a Sultona avevo undici anni, e ci andai per dire addio al mio fratello sedicenne che entrava in seminario. Era una soleggiata giornata di ottobre: avesse piovuto, sarebbe stato più facile perdonare Spiffero.

Quando una persona ti sorride, viene automatico ricambiare il sorriso. E’ così anche con il vino. Il fendant è un vino sincero, e come dice in televisione un tipo coi baffi, invita automaticamente alla sincerità. Mio fratello ed io ci aggiorniamo sull’ ultimo ventennio. Otto anni dopo quel pomeriggio d’ottobre, Spiffero prese i tre voti. In quegli stessi giorni, io che avevo già rinunciato al primo comandamento, che avevo già rinunciato alla castità e che avevo già rinunciato all’obbedienza, solcavo i mari. Lui era pescatore di uomini, io di merluzzi. In comune avevamo la povertà, lui per voto io per ideologia marxista. Indossavo un berretto con una stella rossa e pelavo le patate imbarcato su una di quelle navi congelatore che per mesi perturbano l’ecosistema e rapinano banchi interi di pesce. Per tre anni ho ributtato a mare cadaveri di delfino e stivato tutto il restante cosicché si potesse ritornare in porto il prima possibile con il forziere pieno di bastoncini findus dorati. Tuttavia il surgelamento è un’ottima tecnica di conservazione, e le stive sono particolarmente grandi su questo genere di navi. Quando Spiffero ricevette in dono il sacramento dell’ordine e tornò a casa da mamma per celebrare la sua prima messa in paese, io pelavo patate e leggevo Gogol. Quando Don Spiffero celebrò il suo primo funerale, quello di mamma, io pelavo patate e leggevo I Demoni. Quando sbarcai, ormai ventiduenne uomo di mondo, non tornai nemmeno al paese. La mia chiamata vocazionale diceva che era il mio turno di andare alla città. All’Università degli Studi di Sultona, sublimai la mia esperienza operaia in opera accademica, e con un tasso inverosimile di un esame al bimestre, discussi la tesi di laurea quattro anni dopo. Se mi guardo indietro, non mi sembra di aver fatto molta strada: passato dalle stive alle biblioteche, ammasso libri politicamente corretti come fossero bastoncini di pesce. Non sono mai uscito dalla catena del freddo: al massimo, quando la nostalgia mi prende, pelo e friggo patatine alla festa. Quanto al marxismo…

- Qui mi chiamano Pagnino.

[continua..., e finisce la prossima volta]